Viaggio nella fotografia di ritratto – Parte II
Stili e approcci fotografici
In particolare, quando si fa fotografia ritrattistica si tende a catturare gli occhi del soggetto e il viso a fuoco, lasciando che il resto degli elementi meno importanti siano fuori fuoco. In altri casi la fotografia ritrattistica può concentrarsi su particolari differenti, quali le mani, gli occhi, parte del tronco del soggetto (il famoso “mezzo busto”) o la figura intera.
Detto questo, i fotografi ritrattisti hanno sempre scelto uno dei seguenti 4 approcci:
Il ritratto costruzionista
Il fotografo incorpora il soggetto in un tema o concetto generale: il potente magnate d’affari, il gruppo di lavoro, la comitiva di amici, la coppia di innamorati, la famiglia felice. Questo è il tipo di ritratto utilizzato nella maggior parte della fotografia in studio e sociale, così come nelle campagne pubblicitarie o nel marketing quando è necessario diffondere una particolare idea o messaggio.
Immagine promozionale di “Friends” © NBC
Il ritratto ambientale
Il soggetto è mostrato in un ambiente specifico e tipico: al lavoro, nella sua cerchia sociale o familiare o impegnato in piacevoli passatempi nel proprio tempo libero. Spesso, il soggetto fotogragato è impegnato a fare qualcosa: un’insegnante in classe, un bambino in un parco giochi, un meccanico che lavora su un’auto, un artista in uno studio, un gruppo di amiche intente a fare shopping in una grande metropoli….
Rispetto all’approccio costruzionista, con quello ambientale si da molta importanza al contesto piuttosto che al soggetto. Per via di questa ambientazione in un contesto specifico e quotidiano, i ritratti ambientali possono assumere quindi un significato storico e sociale e fungono da fonte storica di primaria importanza.
Sex and the City © HBO
Il ritratto schietto
I soggetti vengono fotografati a loro insaputa, oppure semplicemente continuano a comportarsi come se il fotografo non ci fosse. Anche se questo approccio è criticato e disapprovato per ovvie ragioni, in realtà è meno invasivo dei precedenti e ha portato a molte immagini importanti di persone nelle situazioni e nei luoghi più diversi, contribuendo allo stesso modo alla nostra conoscenza del clima sociale e culturale di un determinando tempo o periodo.
Gomorra – La Serie © Sky Cinema
Il ritratto creativo
Attraverso la manipolazione digitale (che oggi avviene tramite i moderni programmi di photo editing quali Photoshop e altri), alcune caratteristiche del soggetto, l’ambientazione in cui è ritratto, o lo stile generale e l’appeal del ritratto sono migliorati, alterati o molto spesso esasperati, permettendo al fotografo di produrre splendide immagini dei soggetti fotografati, riuscendo in qualche caso ad arricchirle di nuovi significati. Piuttosto che trasmettere informazioni su un certo giorno ed età, questi ritratti rivelano infatti qualcosa sul soggetto e/o sul fotografo che va oltre l’occhio nudo.
Poster promozionale della quinta stagione di “Mad Men” © AMC
I grandi maestri della fotografia di ritratto
Questa seconda parte diventa invece più intima e personale per cui vorrei dedicarla ai mestri della fotografia che hanno più influenzato il mio gusto e che quindi considero i miei riferimenti fotografici, per motivi diversi, ma tutto sommato simili.
Anche se quella che segue non è una classifica, arrivare a un podio non è stato affatto facile. Per questo alla fine, pur sapendo di fare un torto a molti, ho scelto di proporre solo 3 fotografi ritrattisti stranieri e 3 italiani.
Henri Cartier-Bresson: l’occhio del secolo
HENRI CARTIER-BRESSON
Nazione:
Specializzazione:
Libro di riferimento:
Con le sue foto ha raccontato infatti la Guerra Civile Spagnola, quella cinese, l’occupazione nazista in Francia, l’erezione del muro di Berlino e i funerali di Gandhi. È stato inoltre l’unico fotografo occidentale a cui fu concesso realizzare foto in Unione Sovietica negli anni della Guerra Fredda.
Nel 1947 fonda con Robert Capa e altri amici fotografi, la Magnum Photos, che diventerà la più grande agenzia fotografica al mondo.
Gare Saint Lazare, Place de l’Europe – Paris (France) – 1932
LA FOTO SIMBOLO DI H. CARTIER-BRESSON:
Una delle fotografie più famose realizzate da Henri Cartier-Bresson è senza dubbio quella conosciuta come “la foto del salto (incompiuto)”, scattata all’età di 24 anni a Parigi dietro alla Stazione St. Lazare nel 1932 e che ha dato vita alla sua “teoria del momento decisivo”: l’eternità di un momento racchiuso in una fotografia.
Si tratta di un’immagine dal sapore vagamente surreale e dalle geometrie balistiche che molto ha fatto e continua a far discutere critici ed esperti di fotografia.
Di fatto però tutti gli sforzi degli esegeti risultano essere stati vanificati dalla spiegazione che lo stesso Cartier-Bresson diede quando era ancora in vita, che relativamente alla genesi di questo scatto, spiegò che fu semplice “fortuna”…
Jean Paul Sartre, 1946
Pablo Picasso, 1953
Albert Camus, 1944
Simone de Beauvoir, 1947
Les enfants
Martine’s Legs, 1967
Samuel Beckett, 1964
Dalai Lama, 1991
Richard Avedon: il fotografo rivoluzionario
RICHARD AVEDON
Nazione:
Specializzazione:
Libro di riferimento
Nel 1944 entra nella storica rivista di moda Harper’s Bazaar (di cui poi sarà direttore), all’interno della quale contribuirà a cambiare il concetto di fotografia di moda: i suoi soggetti non sono più semplici strumenti per mettere in mostra un abbigliamento, ma prendono vita e si esprimono senza costrizioni, rinunciando all’artificiosità delle fotografie in studio e abbandonando le pose rigide e finte. Scatta nei vicoli e nei bar, proponendo uno stile sotto molti punti di vista minimale che diventerà d’esempio per tutta una generazione di fotografi.
La sua importanza nel mondo della moda è testimoniata anche dalle sue collaborazioni; oltre ad Harper’s Bazaar, Vogue, Life, Versace e molti altri, fino ad arrivare a firmare due edizioni del Calendario Pirelli sul finire degli anni ’90.
Viscerale è il rapporto di Avedon con la città natale, New York, metropoli da lui amatissima, che lo accoglie nella vita e nelle braccia della morte: Avedon infatti muore per ictus cerebrale nel 2004, proprio mentre stava realizzando per conto del New Yorker un servizio fotografico in vista delle elezioni presidenziali.
Marilyn Monroe, 1957
LA FOTO SIMBOLO DI RICHARD AVEDON:
Tra i personaggi famosi fotografati da Richard Avedon c’è anche la Diva per eccellenza: Marylin Monroe, che il fotografo ritrasse in molti scatti nel 1957. Tra questi ce n’è uno in particolare realizzato in uno di questi momenti intermedi.
La storia dietro quella foto è che quando la Monroe ha chiesto “Ci siamo?” Avedon ha risposto “No”. Ed è allora che ha scattato la foto. In quel momento Marilyn aveva abbassato la guardia: non ha il viso felice, non è un’attrice, non è una Diva, è solo una persona che si è persa all’interno della propria anima.
Audrey Hepburn, 1956
Dovima with Elephants – Cirque-d’Hiver -Paris, 1955
Elizabeth Taylor, 1964
Marella Agnelli, 1959
Sandra Bennet a 12 anni – Colorado, 1980
Marlon Brando, New York, 1951
Monica Bellucci (Calendario Pirelli 1997)
Ronald Fischer (beekeeper), 1981
Robert Mapplethorpe: il paladino della controcultura
ROBERT MAPPLETHORPE
Nazione:
Specializzazione:
Film di riferimento
CONTROCULTURA
Mentre al primo genere appartenevano alcuni celebri scatti in cui immortalò alcuni dei volti più famosi della scena americana, nella seconda tipologia rientrano una serie di collezioni in cui i modelli si disponevano in pose sostanzialmente plastiche, quasi ad emulare – in certi casi – gli atleti greci.
Omosessuale dichiarato ed interessato a ritrarre anche la vita della sottocultura gay americana, Mapplethorpe prediligeva modelli molto atletici, spesso proprio dei culturisti, che disponeva in ambienti scarni, in modo che tutta l’attenzione fosse rivolta ai corpi e ai muscoli.
Tanto classiche nelle pose quanto irriverenti nelle scelte, le sue fotografie sembravano quasi delle sculture. Se la fotografia è stata spesso accostata alla pittura, Robert Mapplethorpe insomma ne sottolineava invece la parentela con la scultura.
Nel 1988 fonda la Robert Mapplethorpe Foundation per trovare fondi per la ricerca sull’AIDS e per le arti visive, poco prima di venire a mancare il 9 marzo del 1989 a causa di complicazioni insorte dopo aver contratto l’HIV.
Lisa Lyon, 1982
LA FOTO SIMBOLO DI R. MAPPLETHORPE:
Più che la foto simbolo, quella forse meglio in grado di spiegare l’idea di fotografia di Richard Mapplethorpe, che amava ritrarre i suoi modelli in una posa plastica che ricordava le sculture.
Tra questi, Lisa Lyon è stata senza dubbio la sua modella preferita. Californiana, pioniera del body building, fu immortalata decine di volte dall’artista, che la paragonava a una scultura di Michelangelo. Il suo corpo fasciato di muscoli, ripreso in ogni dettaglio, la faceva assomigliare a uno di quei tulipani carnosi che Robert scolpiva con il suo bianco e nero. Il risultato del loro lavoro divenne il libro Lady Lisa Lyon, pubblicato nel 1983.
Robert Mapplethorpe (autoritratto), 1985
Amanda Lear, 1976
Arnold Schwarzenegger, 1976
Brooke Shields, 1988
Grace Jones, 1988
Isabella Rossellini, 1988
Thomas Mickalene, 1987
Patti Smith, 1986
Ferdinando Scianna: il fotografo della Sicilia
FERDINANDO SCIANNA
Nazione:
Specializzazione:
Libro di riferimento
Il lungo percorso artistico di Ferdinando Scianna si snoda attraverso tematiche quali la guerra, i frammenti di viaggio, le esperienze mistiche, la religiosità popolare, legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.
Svolge anche, da anni, un’attività critica e giornalistica che gli ha fatto pubblicare numerosissimi articoli in Italia e Francia su temi relativi alla fotografia e alla comunicazione con immagini in generale.
Marpessa – Caltagirone (Campagna pubblicitaria per Dolce & Gabbana), 1987
LA FOTO SIMBOLO DI F. SCIANNA:
A cavallo tra il 1987 e il 1988, due giovani stilisti emergenti, Dolce & Gabbana, commissionano a Ferdinando Scianna un servizio di moda con la bellissima modella olandese Marpessa Hennink, figlia di madre olandese e di padre del Suriname. Scianna la fotografa insieme alla gente, per strada, creando un lavoro di incredibile originalità e intelligenza, divenuto anche un libro (“Marpessa. Un racconto”, 1993).
In uno di questi scatti diventati celebri, la modella viene ripresa, mentre viene a sua volta “ripresa” all’uscita da scuola da un bambino che, raccogliendo una scatola da terra, la usa per simulare una macchina fotografica.
Celia Forner – Siviglia (Spagna), 1988
Budapest, 1990
Luciana Silva – Santiago de Campostela, 1989
Iners Sastre – Milano, 1989
Leonardo Sciascia (Racalmuto), 1964
Maria Grazia Cucinotta (Calendario Lavazza 1996)
Monica Bellucci, 1997
Martin Scorsese, 1990
Giovanni Gastel: il fotografo gentiluomo
Giovanni Gastel
GIOVANNI GASTEL
Nazione:
Specializzazione:
Libro di riferimento:
Dopo una lunga gavetta, nel 1981, incontra Carla Ghiglieri: diventa il suo agente e lo avvicina al mondo della moda. Da questo momento inizia a lavorare con le riviste internazionali più prestigiose: “Vogue“, “Mondo Uomo“, “Donna“, “Elle“, “Vanity Fair“,” Amica“, “Glamour” ecc. Sue sono molte delle campagne pubblicitarie dei più famosi brand internazionali: Dior, Trussardi, Krizia, Tod’s, Nina Ricci, Versace, Acqua di Parma ecc. Il suo impegno attivo al mondo della fotografia lo avvicina all’Associazione Fotografi Italiani Professionisti di cui è presidente dal 2013.
Il suo nome appare nelle riviste specializzate insieme a quello di fotografi italiani quali Oliviero Toscani, Giampaolo Barbieri, Ferdinando Scianna, Helmut Newton, Richard Avedon, Mario Testino, Anne Lebowitz e Jurgen Teller. Il suo stile è caratterizzato da una poetica ironica e un gusto per la composizione equilibrata e un gusto ideale di eleganza. Nel 1997 la Triennale di Milano gli dedica la prima personale curata da Germano Celant e nel 2002, nell’ambito della manifestazione La Kore Oscar della Moda, riceve l’Oscar per la fotografia.
Barack Obama, Milano 2017
LA FOTO SIMBOLO DI G. GASTEL:
Sebbene Giovanni Gastel sia famoso soprattutto per alcuni ritratti irealizzati n studio a personaggi del mondo dello spettacolo soprattutto di casa nostra, il suo scatto più celebre è forse quello realizzato all’ex Presidente degli stati Uniti Barack Obama in occasione della sua conferenza milanese sul Clima.
Prima della conferenza, Obama si era intrattenuto per un cocktail insieme ad alcuni ospiti nella Club House della Fiera di Milano, quando uno di queste gli chiese: “come mai gli Stati Uniti hanno eletto questo presidente (Trump) dopo di lei?”. E lui è scoppiato nella fragorosa risata che vediamo in foto, prontamente immortalata da Gastel e poi inclusa nel suo libro “The people I like, The book”.
Collage Ritratti di Giovanni Gastel
Fiorello, 2020
Michael Stipe (REM) Copertina Vanity Fair – Milano, 2012
Monica Bellucci (campagna Infiore) – Milano, 200
Morgan, 2020
Roberto Bolle, 2013
Tiziano Ferro
Zucchero
Fabrizio Ferri: il fotografo delle emozioni
FABRIZIO FERRI
Nazione:
Specializzazione:
Libro di riferimento:
Dal 1972 inizia la carriera di fotografo dapprima come reporter, osservatore del costume politico e dei problemi sociali. Ben presto, però, rivolge l’obbiettivo verso il mondo del fashion divenendo, in pochi anni, uno dei fotografi di moda più ricercati e collaborando con le più importanti riviste nazionali e internazionali.
Nel 1983 fonda (e dirige) a Milano Industria Superstudio, centro polifunzionale con sale di posa e strutture di servizio che dal 1991 trova casa anche a NY (col nome di Industria Superstudio Overseas) e che dal 1999 si arricchisce di Industria Digital, divisione dedicata all’acquisizione e post-produzione digitale.
Monica Bellucci (Copertina Esquire, 2001)
LA FOTO SIMBOLO DI F. FERRI:
Monica Bellucci è forse l’attrice italiana ad essere stata più immortalata da fotografi famosi. Tra questi c’è anche Fabrizio Ferri che, nel febbraio del 2001, scelse di immortalarla per la coperina di Esquire, letteralmente ricoperta di caviale.
Qualche anno fa, intervistato dal Corriere della Sera, lo stesso Ferri raccontò un retroscena piccante avvenuto dopo il servizio in questione, quando fotografo, parrucchieri e assistenti, si trovarono a mangiare caviale sul corpo nudo dell’attrice di origine umbra, anche lei abbastanza divertita. Beh, almeno secondo la versione del fotografo…
Beyonce (Ebony Magazine, 2009)
Carrè Otis
Cindy Crawford
Helena Christiansen
Julia Roberts
Susan Sarandon
Alessandra Ferri, 1996
Bianca Balti
Esperienze personali con la fotografia di ritratto
E vediamo infine, nel mio piccolo, anzi, visto i nomi di chi mi ha preceduto, nel mio piccolissimo, qual è il mio rapporto con la fotografia di ritratto, già ampiamente documentato nelle gallery sul ritratto, da cui si può forse capire qual è il mio approccio con questo tipo di fotografia.
Potendo scegliere, prediligo infatti il ritratto ambientale a quello in studio o ricostruito al computer, perché mi piace la fusione che c’è tra il soggetto quando è a contatto con la natura o prestare alcuni contesti al tipo di personalità che si va ad immortalare. E sempre potendo scegliere, cioè se il soggetto me lo permette, preferisco il bianco e nero ai colori, con poca o nessuna correzione grafica al computer, lasciandomi guidare dalla luce, spesso estensione della personalità più intima del soggetto.
Ritratto Donna – Stefania Z.
Ritratto Donna – Myriam
Ritratto Donna – Stefania P.
Ritratto Donna – Daiana
Ritratto Donna – Noemi
Ritratto Donna – Daiana
Ritratto Uomo- Francesco
Ritratto Uomo – Gabriele
Ritratto Uomo – Domenico
Ritratto Uomo – Domenico
Ritratto Uomo – Domenico
Ritratto Uomo – Luca
È chiaro che avere il tempo di instaurare un minimo di conoscenza con chi fotografiamo, potrebbe aiutare tutto il lavoro, ma è vero anche che questo tempo non sempre c’è e allora bisogna accettare la sfida forse più interessante in questo ambito: relazionarsi con il non detto, con le reticenze iniziali, con il timore che crea svelare parti di sé che non si è sicuri di voler mostrare.
Volenti o nolenti, nelle nostre fotografie parliamo anche di noi. Se le foto ben riuscite sono quelle che suscitano una risposta emotiva in chi le guarda, allora è chiara l’importanza del coinvolgimento emotivo del fotografo stesso con il soggetto e con la situazione da riprendere.
Le emozioni che esprimiamo nelle nostre fotografie si manifesteranno con maggiore immediatezza se fotografiamo per passione, più che per dovere. Di conseguenza, la maggior parte dei nostri lavori migliori, li avremo quando saremo nelle condizioni di aderire più sinceramente ai nostri autentici ideali.
Fine del viaggio
Se però trovate che il vostro fotografo ritrattista preferito sia stato ingiustamente escluso, o se volete semplicemente discutere di altri ritattisti, anche poco conosciuti, che meriterebbero maggiore attenzione, fatelo pure nei commenti più sotto e vedrò di occuparmene in uno dei prossimi articoli, visto che il punto sulla fotografia di ritratto, per adesso termina, ma non si esaurisce certo qui.
Anzi, a questo proposito, vi invito a dare un’occhiata e a commentare, se lo vorrete, i 4 nuovi album individuali di ritratto femminile da me realizzati con Daiana, Myriam, Stefania P. e Stefania Z., che vanno così ad aggiungersi a quelli già presenti nel mio portfolio.
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L’odore del palco
Come è nata la mia passione per la musica e per le foto di spettacolo, perché sì, l’odore del palco è sempre un po’ speciale…
Benvenuti nel mio nuovo sito di fotografia!
Ciao a tutti e benvenuti su “Punto Luce”, titolo del blog all’interno del mio nuovo sito di fotografia!
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Oltre ad occuparmi di fotografia, da qualche tempo, ho anche creato un altro blog che si chiama Librangolo. Indovina di cosa mi occupo?…
Ho rivisitato questa pagina.
Amo il bianco e nero e qui è utilizzato con grande maestria.
Grazie Antonella, anche io sono innamorata del bianco e nero, motivo per il quale è spesso presente nei miei scatti, che sono contenta tu abbia così tanto apprezzato!
Io sono la pecora nera di una famiglia di fotografi nel senso che non ho il dono di catturare emozioni e regalarle alla memoria però ho l’occhio “allenato” alla bellezza e la riconosco .Ecco, articoli come questi mi aiutano ad aprire ulteriori prospettive, ad andare oltre un primo sguardo e “leggere” più in profondità. Brava!
Ciao Rosaria, grazie mille! Penso che non si debba essere necessariamente dei fotografi per saper riconoscere ed apprezzare il bello che c’è, quando c’è, nei lavori altrui. Come dici tu, a volte, è molto più che sufficiente una spiccata sensibilità d’animo e occhi che sappiano non solo guardare, ma vedere davvero.
Seconda interessante parte su questo tema affascinante.
Mi ha attratto la spiegazione dei vari tipi di ritratto. Quello ambientale, credo sia il tipo che più preferisco, lo considero una fusione dei due elementi, soggetto e contesto. Ovviamente anche gli altri stili racchiudono delle particolarità che li rendono unici nel loro genere e nella loro potenzialità espressiva.
La carrellata di artisti poi, è di tutto rispetto, a partire da uno dei miei preferiti, CARTIER-BRESSON, indiscusso maestro del bianco e nero e dell’uso della meravigliosa LEICA.
Tanto di cappello anche ai meno “blasonati” (per mia ignoranza) fotografi, tra i quali Ferri mi ha attratto molto per la bellezza dei suoi ritratti femminili, tema per me particolarmente sensibile.
Infine, complimenti anche alla personale galleria dell’artefice del blog, con un paio di ritratti assolutamente intriganti..
Ciao Luca, mi trovi d’accordo sulla predilezione del ritratto ambientale, rispetto agli altri. Non è un caso che quelli realizzati da me fin’ora, siano stati fatti quasi tutti in contesti esterni. Ho sempre amato il modo in cui certi luoghi, colori e cambiamento della luce naturale, si riflettano e influenzino anche il modo di porsi del soggetto con ciò che respira intorno. Chiaro che amo anche i ritratti svolti in altro modo, ma se proprio dovessi scegliere, sai anche il mio punto di vista in merito. E dopo aver visto le magie dei maestri, la loro impeccabile magnificenza, ti ringrazio doppiamente per aver apprezzato anche i miei ritratti.
Che spettacolo!!! Io ho avuto una istruzione tecnica pertanto manco di cultura riguardante storia arte e fotografica in genere. Detto ciò, mi complimento con Manuela perché grazie ai suoi articoli mi sembra di assaporare un gelato…e man mano che si consuma scopro fragranze diverse ma sempre molto appetitose. Con questa metafora ringrazio ancora Manuela augurandomi di non esaurire mai quel
gelato…e magari un giorno confezionarne uno tutto mio. Buona lux a Voi.
Ciao Mario, molto carina la tua metafora, che gratifica molto chi ha lavorato alacremente ai contenuti di questo articolo, talmente ricco, da necessitare di essere diviso in due parti. Sono contenta tu ti sia “gustato” entrambe e spero di continuare a riservarti nuovi e altrettanto buoni gusti!
Ogni cosa ha il suo personale percorso, questa del ritratto/fotografia ha degli aspetti molto interessanti e al suo tempo diversi tra loro per le proprie particolarità.
Complimenti Manu per il quadro della descrizione!
Grazie mille Luigi, sono contenta tu abbia apprezzato la versatilità dell’articolo, che mai come in questo caso, dava infiniti spunti su cui soffermarsi e cercare di divulgare più descrizioni possibili, specialmente attraverso le immagini che riguardano questo ambito della fotografia.
Ciao Manu,
dopo la prima parte dell’articolo “Ritratto del ritratto” che mi ha entusiasmato, questo sequel non è da meno, da quali sono gli approcci al ritratto dei fotografi passando in rassegna vita e lavori di alcuni dei più grandi esponenti in materia fino ad arrivare al tuo approccio in questo mondo ed alla proposta di alcuni dei tuoi lavori, posso dire che questo articolo completa bene il quadro del tutto.
Non amo personalmente ciò che viene ritoccato, penso che la fotografia debba cogliere in maniera naturale le varie sfaccettature che il mondo propone nei vari ambiti, penso ad esempio che una foto fatta ad una persona assorta nei suoi pensieri, riesca a cogliere un qualcosa in più rispetto ad una foto con una persona in posa mentre pensa, logicamente il ritratto schietto potrebbe essere invasivo come ben dici tu… passando in rassegna i pionieri di tale campo mi hai regalato una chicca, riconoscendo ad Helmut Newton la paternità del ritratto erotico venire a conoscenza che abbia tratto ispirazione dall’operato di Richard Avedon mi fa pensare quanto ci sia da imparare sui lavori altrui, nel senso che almeno che non si abbia la passione di approfondire sugli argomenti troppo spesso ci si limita a guardare convinti di sapere senza valutare ciò che ci possa essere dietro ogni lavoro dandone la meritata importanza…
Ciao Peppe, è bello sapere che articoli di questo tipo diano modi di conoscere, a chi ama la fotografia e l’arte in generale ma non ha modo e tempo di andare ad approfondirne certi aspetti, cose che si ignoravano o di cui ci si è fatta un’idea, per poi scoprire che certe cose nascono diversamente da come ci eravamo immaginati. Che grandi fotografi, abbiano tratto a loro volta ispirazione da chi li ha preceduti, fa pensare. Il genio, spesso, non ha mai un’unica genesi. E meno male, aggiungerei. Ciò denota che è solo la curiosità per chi ha fatto prima di noi e bene, che può far individuare uno stile personale che non si sa ancora di avere, l’importante è non copiare, ma fare propria una visione che a volte è solo simile a quella di un altro, senza per questo mancare di personalità. Grazie per i tuoi commenti sempre molto attenti e alla prossima, se vorrai.