Viaggio tra gli stili e i generi della fashion photography, dalle varie (sotto)categorie alle tipologie di moda che cambiano alla stessa velocità con cui noi cambiamo i vestiti…

Stili e generi della fashion photography

Prosegue il nostro viaggio nel mondo della fashion photography, che dopo una prima parte dedicata alla storia di questo genere, andrà questa volta a concentrarsi sui vari stili e generi fotografici della fotografia di moda.

Cosa NON è fashion photography

Iniziamo intanto con lo stabilire che quando parliamo di fashion photography in senso lato, beh ci riferiamo soprattutto all’high fashion photography (fotografia d’alta moda), che dal punto di vista del fotografo significa top model in pose spesso esagerate, un guardaroba a volte irrealistico e tutti gli elementi tra cui acconciature, makeup e location che si fondono per creare un’immagine impeccabile e altamente concettuale.

La fotografia di moda è quindi un genere a parte, in cui l’attenzione si concentra necessariamente su abbigliamento, appunto moda e life-style. Per capirci, sono le foto che vediamo su riviste come Vogue, Bazaar, Elle e molte altre.

Ma ovviamente, non tutti i fashion photographer, anche quelli che poi lo sono diventati, hanno iniziato con l’idea che i loro scatti sarebbero subito finiti nei cartelloni/led delle campagne pubblicitarie o sulle copertine delle più note riviste di moda.

E come in tutte le professioni, per poter correre bisogna prima imparare a camminare, e quindi fare gavetta, partendo come sempre dal basso, ovvero da quei livelli propedeutici e non per questo “inferiori” – perchè ogni genere fotografico ha la sua dignità e importanza – ma certamente diversi.

Ecco perché per comprendere ancora meglio come si sia evoluta la classe regina, diventa necessario fare prima una severa distinzione tra i vari stili che soprattutto oggi – grazie o per colpa di internet e dei social media – sembrano a volte convergere, tanto da.venire anch’essi inclusi nella categoria fashion photography, anche se a ben vedere, non lo sono. Non del tutto. O affatto. Proprio perchè riguardano altro…

La Fotografia Glamour (Glamour Photography)

Definizione di Glamour

glamour in origine, incantesimo, magia, poi in genere incanto, fascino, malìa che attrae con forza irresistibile, riferito infine più semplicemente al fascino femminile: una donna piena di g., che seduce tutti con il suo glamour. Per estens., fotografia g., fotografia, normalmente di soggetti femminili, che tende a suggerire un’atmosfera di fascino e sensualità.

Bisogna sempre partire dall’origine delle parole (la famosa etimologia) per capire come il loro significato odierno, sia spesso travisato da interpretazioni errate e/o luoghi comuni che si tramandano nel corso dei secoli.

Se lo chiedete ad un americano vi dirà infatti che glamour è un termine francese. Se lo chiedete ad un francese beh pure… E se lo chiedete ad un inglese, probabilmente farà finta di non capire pur di non dover ammettere che i primi ad utilizzarla furono i vicini scozzesi. Salvo poi scoprire che si tratta in realtà di una parola italiana, o meglio latina, il cui termine originario è niente di meno che gramatica, e cioè proprio lingua latina, che essendo conosciuta da pochi, diventava un linguaggio misterioso e al contempo affascinante, come un insieme di segni ignoti, quasi una cabala, un codice stregonesco.

Per questo motivo, il termine latino preso in prestito da altre lingue diventò presto il francese grimoire (libro di stregoneria) e da lì passò all’inglese glamour, che negli anni ha subito un’ulteriore deriva semantica, con l’uso di altri sinonimi quali glame, fino a diventare, oggi, qualcosa di davvero molto lontano dall’incanto e dalla magia, svilito a semplice ‘modaiolo’, ‘seducente’ o ‘affascinante’, quando invece, volendo mantenere l’elemento magico originale, il termine di traduzione più corretto sarebbe ‘ammaliante’, di chi ti attrae perdutamente a sé senza più lasciarti andare. Un po’ come la femme fatale/dark lady di turno che, con la sua irresistibile carica erotica, ammaliava e stregava il maschio nei vecchi film noir.

Le origini della Glamour Photography

Non sorprende quindi, per tornare alla fotografia, che il termine glamour venga spesso usato per indicare il vecchio glamour hollywoodiano, con il suo look in bianco e nero ad alto contrasto.

La notorietà del genere risale infatti a metà degli anni 1920 e coincide con la nascita dei primi grandi studi hollywoodiani e dei primi “fotografi cinemafografici” come Ruth Harriet Louis , la prima fotografa donna sotto contratto a Hollywood che nel 1925, a soli 22 anni, si trovò a dirigere, fino al 1930, lo studio di ritratti della Metro-Goldwyn-Mayer (MGM). In questi 5 anni fotografò tutte le più grandi attrici dello studio, a partire da Greta Garbo (la Louis era una delle poche fotografe autorizzate a fare scatti con lei).
La Louis verrà poi sostituita in MGM da George Hurrell che, pur abbandonando lo studio per divergenze creative qualche anno dopo, passando alla Warner Bros, continuò a scattare fotografie glamour fino al 1950, prima di trasferirsi a New York per dedicarsi alla pubblicità e alla fotografia di moda.

Un punto questo che illustra come anche i più grandi fotografi saltano da un genere all’altro perché i diversi generi tendono a rivelarsi l’un l’altro sul set – anche se la fotografia glamour di Hurrell aveva uno stile definitivo e iconico che lo ha reso popolare rispetto ad altri fotografi glamour del periodo.

L’evoluzione della Glamour Photography

La fotografia glamour ha poi continuato ad evolversi e se vogliamo a snaturarsi con l’arrivo della rivista Playboy nel dicembre 1953 (con una giovane e ancora sconosciuta Marylin Monroe in copertina), per cui dalle “potenti” dark ladies si passò alle più docili pin-up e sex symbol moderne immortalate in pubblicazioni più recenti come Maxim o per noti rivenditori di lingerie come Victoria’s Secret. Ed ecco perchè quando oggi si fa riferimento alla fotografia glamour la si fa spesso coincidere con l’immagine di erotismo particolarmente invitante, da qui anche il termine glamour cheescake, nato proprio in questi anni, come metafora universale e sessuale della “donna come dessert”, cioè da spogliare come gli strati di una torta (la stessa Monroe fu eletta Miss Cheescake nel 1952)

La fotografia glamour oggi

Nota invece oggi anche con il nome inglese di posing photography, la fotografia di chi si mette in posa è diventata una disciplina che affascina sia i fotografi sia le modelle, soprattutto quelli alle prime armi. Con l’avvento di social media come Instagram in particolare, sempre più celebrità influenzano questa ondata di fotografia glamour online che molti vedono come semplici selfie hot di chi è in cerca di affermazione, mentre altri come un potente mezzo artistico. Sono in ogni caso anche questi una forma grezza di fotografia glamour: si tratta in fondo di rendere glamour sè stessi davanti alla telecamera del proprio smartphone o davanti all’obiettivo di un fotografo pagato per farlo.

Tuttavia la fotografia glamour non deve necessariamente  avere un intento sessuale, volendo piuttosto essere un tipo di fotografia che rende glamour il soggetto. L’enfasi qui è in qualche modo nel “trasformare” le donne di tutti i giorni nella versione più bella e glamour di se stesse con capelli e trucco professionali, naturalmente con l’ausilio di un fotografo professionista che sia in grado di evidenziare le caratteristiche naturali del soggetto fotografato in un modo che vuole essere lusinghiero e artistico.

Si tratta dunque di una forma più sofisticata (o se vogliamo adulterata) di ritrattistica che unisce elementi della fotografia di moda (seppur con un approccio molto più easy e rilassato) e della fotografia boudoir (che vedremo in seguito).

Anche se  il mash-up tra più generi e lo stesso termine continuano ad evolversi… come nel caso della cosiddetta fotografia flamour, basata sulla fotografia di moda (fashion) e glamour combinata però con un tocco fotogiornalistico, come nel caso di uno scenario in esterno (il tipico campo di grano, prato fiorito, duna nel deserto, ecc.), che sia in giustapposizione (cioè sfuocato) rispetto alla modella in primo piano, sfruttando una tecnica utilizzata soprattutto dai fotoreporter.

In mezzo a tutto questo, il glamour continua però ad essere spesso confuso con la fotografia di moda poiché anche quest’ultima utilizza spesso corpi glamour per vendere prodotti. Ed è qui che diventa necessario fare un’ulteriore suddivisione tra fotografia glamour del soggetto in cui il fotografo vuole mostrare la personalità interiore del suo cliente e mettere in evidenza l’unicità della sua bellezza, e quella che è invece la fotografia glamour commerciale. che aspira invece a comunicare, attraverso la modella (altamente glamourizzata), la bellezza di un capo d’abbigliamento o, come vedremo subito, di un prodotto.

La Fotografia di Bellezza (Beauty Photography)

Esattamente come la fotografia glamour, anche la beauty photography è diventata un mix di tutto. In fondo, basta che un fotografo di moda o di fotografia glamour faccia alcune regolazioni al suo obiettivo, stringa  un po’ l’inquadratura, un po’ di lavoro in post-produzione per vivacizzare i colori (piuttosto raro che le foto beauty siano in bianco e nero) ed ecco la fotografia di bellezza!

Anche se i due generi possono essere confusi, ci sono però alcune differenze nette. Se la fotografia glamour, come abbiamo appena visto, amplia la sua attenzione sull’intero soggetto, la fotografia di bellezza si concentra spesso solo sulla bellezza del viso o sulla parte superiore del corpo (mezzo busto), di solito con immagini più ravvicinate dei soggetti da realizzarsi con particolari obiettivi (si parla in questo caso di macro beauty photography) al fine di evidenziarne i dettagli o le caratteristiche più salienti.

Il Beauty commerciale

Se alcuni ritratti di bellezza possono essere intriganti da un punto di vista artistico, bisogna però anche dire che, il più delle volte, mirano in realtà a evidenziare/pubblicizzare prodotti specifici di bellezza per il viso (trucchi) e la pelle (creme), prodotti e accessori per capelli o gioielli per noti marchi del settore quali potrebbero essere Maybelline, Revlon, L’Oréal, ecc.  Siamo dunque e più decisamente in un genere di fotografia puramente commerciale o pubblicitaria, in cui il testimonial chiamato ad accentuare il prodotto diventa poco più di un “oggetto di scena” più che una persona.

Il Beauty editoriale/emozionale

In alcuni casi però, può essere più importante per il brand raccontare una storia, e quindi il focus non è più il soggetto ritratto, che viene anzi messo in secondo piano o reso irriconoscibile, ma il concetto/messaggio che il beauty editoriale vuole comunicare.

Se invece il brand non è necessariamente interessato a focalizzarsi sul prodotto, ma sull’emozione, sullo stile di vita, sulla sensazione che il brand vuole comunicare, parliamo di beauty emozionale, dove il prodotto non viene necessariamente inserito nello scatto, e ciò che è fondamentale è trasmettere al pubblico un’immagine che susciti un’emozione (la felicità, l’innocenza, la seduzione, ecc.), a seconda del tema dello scatto.

La Fotografia Boudoir (Boudoir Photography)

Definizione di Boudoir

boudoir ‹budu̯àar› s. m., fr.  Salottino da signora (per conversazione elegante e intima o per toletta), venuto di moda nel sec. 18° – [der. di bouder «fare il broncio, essere ritroso»; cioè propr.: luogo dove ritirarsi, lontano dagli altri, in ritrosa solitudine].

Altro stile fotografico popolare che è emerso come sottocategoria del glamour è la fotografia boudoir. Allo stesso modo del glamour, presenta immagini intime, romantiche e talvolta erotiche, ma la differenza è che i soggetti di queste immagini sono persone che non fanno regolarmente le modelle, o non sono affatto modelle, ma persone normali – giovani ragazze, ma anche donne di ogni età – che per rifarci alla definizione iniziale, vengono fotografate nella loro dimensione privata. 

Una caratteristica, quest’ultima – l’aspetto intimo e privato, che qui non riguarda solo l’ambientazione, ma anche l’uso privato e personale di queste foto – che diventa un fattore chiave quando si tratta di stabilire se uno scatto appartenga a questo genere o piuttosto ad altro, soprattutto considerando l’ampia confusione che può capitare di vedere e leggere in merito… come nel caso di concorsi di fotografia che si ritrovano a premiare foto boudoir che però boudoir non lo sono affatto… Per tentare di sbrogliare la matassa e fare un po’ di chiarezza, bisogna, anche qui, partire dalle origini…

Le origini della Boudouir Photography

Uno dei fondatori originali della moderna fotografia boudoir fu il fotografo americano Albert Arthur Allen. Originario del New England, si trasferì in California nel 1907 all’età di ventun anni, poi aprì gli Allen Art Studios di Oakland nel 1916.

Ha fotografato donne che erano principalmente nude nel 1920 sia all’interno che all’esterno. All’epoca era considerato scandaloso. Tra la grande varietà di fotografie che ha scattato, alcune sembrano ricordare molto le moderne immagini di boudoir di oggi con donne in posa su letti, divani e davanti allo specchio o alle finestre.

L’evoluzione della Boudoir Photography

Dopo la fine del proibizionismo (1933) e l’inizio della seconda guerra mondiale, il governo degli Stati Uniti d’America iniziò ad adoperare la propaganda per incoraggiare i giovani statunitensi a combattere per il loro paese. I militari cominciarono ad utilizzare delle fotografie ritraenti delle ragazze pin-up nei manifesti di reclutamento, con slogan come “Vale la pena combattere per lei” (She’s worth fighting for) o “Torna a casa dalla tua ragazza come un eroe” (Come home to your girl a hero). Questo rese il pin-up una delle forme più facilmente riconoscibili di boudoir e aprì la strada per la fotografia boudoir moderna normalizzando la forma femminile nella pubblicità.

L’icona boudoir negli anni Trenta e Quaranta era l’attrice Betty Grable: uno dei suoi ritratti più famosi, scattato in studio nel 1943, come parte di un servizio fotografico promozionale per il suo film Sweet Rosie O’Grady, in cui indossa un costume intero attillato, in posa con le spalle alla macchina fotografica e guardandosi alle spalle, fu distribuito a oltre cinque milioni di truppe durante la seconda guerra mondiale.

In effetti, questa foto è stata così popolare e influente, che in realtà è servita da ispirazione per Hugh Hefner quando ha creato l’impero di Playboy.

Seguendo proprio l’esempio delle prime pin-up famose, anche le mogli dei soldati iniziarono a commissionare foto e cartoline da inviare ai loro mariti per motivare il loro ritorno a casa. E pur rimanendo tabù o pratica scandalosa in alcune culture, la fotografia boudoir può emergere come forma d’arte per l’emancipazione femminile.

Questo avviene in particolar modo a partire dagli anni ’70 che celebrano il femminismo, quando attrici come Brigitte Bardot e altre donne famose che abbracciano senza compromessi i loro corpi e la loro sessualità, rompono i tabù cinematografici contro la nudità, diventando un simbolo per aver ignorato gli standard tradizionali, anche nelle foto. A questo punto il boudoir diviene ampiamente accettato come forma d’arte professionale e i soggetti femminili dei fotografi non sono più le modelle assunte a servizio, ma le clienti dirette, che diventano quindi committenti delle proprie foto, sempre prodotte per uso personale e/o divertimento privato.

La fotografia Boudoir oggi

Per capire cosa significa invece oggi il termine, se rapportato al mondo al mondo della fotografia, nel mondo moderno, bisogna risalire all’avvento della fotografia digitale, nata ufficialmente nel 1975 ad opera di un ricercatore della Kodak, ma che in realtà diventa accessibile a tutti nei primi anni del 2000.

Ed è in questo periodo che il genere boudoir diviene ancora più popolare tra le donne “normali” che possono ora creare ancora più facilmente e a volte anche senza l’ausilio di un fotografo una collezione privata di ritratti personali di natura intima.

Inoltre, è sempre con il terzo millennio che questo genere fotografico comincia ad essere visto come un mezzo da parte di modelle o aspiranti tali per conoscere sé stesse e superare le proprie timidezze o semplicemente per esplorare la propria sensualità attraverso il proprio mezzo fotografico, o per arrivare davvero ai giorni nostri, attraverso lo smartphone con cui gli scatti privati e di natura intima diventano, attraverso i social, pubblici e ampiamente pubblicizzati. Ed è qui che si apre un nuovo capitolo in cui il termine boudoir e la fotografia ad essa associata finisce per accogliere un po’ di tutto…

Cosa non è Boudoir

Dovremmo a questo punto aver capito che quanto ci troviamo di fronte al binomio foto + donne in lingerie sexy, siamo nel campo della fotografia boudoir. E invece no! Non sempre. Se il set fotografico di un boudoir non è più il boudoir (inteso come luogo della casa in cui una donna può ritirarsi se ha bisogno di stare da sola per qualsiasi motivo) o per rimanere ai giorni nostri il salottino/camera da letto o qualunque altro ambiente della casa in cui una donna voglia vivere la sua privacy, quello non è boudoir.

Il Boudoir in esterno

Quando al luogo privato – sia esso un’abitazione reale o (unica eccezione) uno studio fotografico, sostituiamo la strada isolata in piena notte, il terrazzo di un palazzo, la natura, una spiaggia o qualsiasi altro contesto ambientato in esterno (anche se isolato o al riparo da occhi indiscreti), oppure all’interno, ma all’esterno della propria “fortezza privata” (edificio abbandonato, capannone industriale), in cui una donna voglia farsi fotografare in lingerie/costume/altro tipo di abbigliamento intimo, beh in assenza di aspettativa di privacy, quello non è più boudoir, semplicemente perchè un servizio “boudoir” all’esterno o all’aperto non esiste, o meglio (per come la vedo io) non dovrebbe essere definito tale, proprio perchè manca l’elemento privato.

Il Boudoir maschile o di coppia

Altro caso che si presta a clamorose sviste o errate interpretazioni è quando capita di veder definito come boudoir la foto in cui il soggetto protagonista sia un uomo (tipicamente in boxer o addome scoperto) invece che una donna. Voglio dire… erano le donne ad avere i boudoir, non gli uomini, ecco perchè la parola “boudoir” dovrebbe essere riservata solo alle donne e non ai maschietti.

Per questi ultimi esiste piuttosto il genere dudoir che trovo sia uno spazio legittimo in cui il boudoir tradizionale si sta muovendo … o meglio, evolvendosi – anche se penso che non dovrebbe essere chiamato così se vuole essere preso sul serio… (in inglese “dude” un tempo significava “dandy” o “uomo alla moda”, mentre oggi è più uno slang giovanile per indicare semplicemente un “tizio” o “tipo”). Molto meglio, in certi casi, definire questi scatti maschili, fotografia di ritratto maschile e buonanotte…

Come ritengo che non rientri nel boudoir anche la foto in cui sia presente più di una persona. Semplicemente perchè nel  momento in cui una o più persone entrano in scena nella stessa inquadratura, l’attenzione non è più sull’estetica della donna, ma piuttosto sulla relazione tra quest’ultima e un’altra persona.

Diventa più qualcosa che riguarda la dinamica del sesso o dell’amore, o anche l’amicizia, o una combinazione di queste cose. In ogni caso, diventa qualcos’altro – diventa un servizio di coppia intimo in cui l’enfasi è sulla relazione.

Ecco perché credo che non esista una cosa come “boudoir di coppia”. Definire invece uno scatto che coinvolge due o più persone un servizio fotografico di coppie intime non solo prende chiaramente le distanze dal boudoir, ma lo definisce anche come un genere a sé stante (o sottogenere a seconda di come lo si guarda) che penso sia anche meglio…

Il Boudoir erotico

E parlando di coppia, come anche di donne riprese in solitudine,  beh anche simulare atti sessuali con un’altra persona o piuttosto da sole non è boudoir. O è uno scatto sensuale di coppia, come abbiamo visto prima, oppure quando il contenuto si fa più esplicito, si passa nel campo della fotografia erotica o di nudo che hanno un intento più esibizionista, rispetto all’immaginario boudoir che, pur avendo un intento ovviamente sessuale, si basa sul suggestivo piuttosto che ovvio o ancora, sul privato, invece che pubblico (sia chiaro, non sto esprimendo giudizi, ma semplicemente cercando di definire cosa sia, o meglio cosa non sia, la fotografia boudoir).

Il Boudoir di moda

Infine, e sempre che ci sia bisogno di specificarlo, non è certamente boudoir tutto ciò che riguarda la moda e i vestiti,.che nel genere boudoir sono comunque pressochè assenti. Non esiste il boudoir di moda per il semplice fatto che, come abbiamo finora detto, il fashion è un genere a parte. Per capirlo meglio, basta proseguire…

Altre differenze tra i vari stili

Abbiamo appena visto come la differenza tra i vari stili in quella che potremmo chiamare la “fotografia delle donne” (moda, glamour, bellezza, boudoir) sia in qualche caso molto labile e non solo perchè questi stili si mescolano, ma anche perchè a volte uno stile non esclude l’altro.

La destinazione finale

Può, per esempio, una fotografia essere glamour e allo stesso tempo fashion? Assolutamente sì, considerando che molte delle foto con un inconfondibile tocco glamour (commerciale) nascono per finire sulle riviste di moda. Potremmo anzi dire che, sapere in anticipo “a cosa serve?”, quale sarà cioè la destinazione finale di una foto/servizio, se questo è stato commissionato per finire su una rivista, sul web/social o per un uso privato/professionale, è quello che in molti casi aiuta a capire la differenza.

Anche se è un genere a cui mi sono approcciata solo da pochi mesi, mi permetto di fare un esempio pratico con alcuni dei lavori presenti nel mio portfolio, che si riferiscono a servizi che mi sono stati commissionati da un’agenzia di moda che mi ha contattata per realizzare, in studio, degli shooting con alcune modelle che prevedevano vari cambi d’abito e una piccola troupe con make-up artist e hair stylist, naturalmente supervisionata da un titolare/responsabile di agenzia, per rendere il tutto ancora più professionale.

Ma basta questo per potere definire questi scatti fashion photography? Beh, lo sono certamente da un punto di vista tecnico o (nel caso in cui si voglia pubblicizzarli sul proprio sito) in un’ottica SEO, ma guardando alla loro utilizzazione finale, questi shooting sono in realtà stati commissionati per pubblicizzare un concorso di bellezza (Miss Mondo), rientrando quindi al più nel campo della fotografia pubblicitaria/commerciale, o in altri casi, per rinnovare il book personale delle stesse modelle.

Quando quindi si è trattato di dover decidere in quale categoria inserire questi lavori all’interno del mio portfolio, anche se il risultato di alcuni scatti potrebbe in qualche caso riguardare più il glamour o il boudoir, ho preferito alla fine considerarli dei semplici ritratti, in questo caso “di moda”, visto che a differenza del fashion duro e puro (nato per vendere), non sono stati commissionati per pubblicizzare dei capi di moda o accessori, quanto piuttosto per valorizzare (e spero di esserci riuscita) i soggetti di questi ritratti realizzati per un uso personale/professionale.

L’aspetto economico

Un altro aspetto chiave che può aiutare a facilitare la distinzione tra i vari stili/tipi di fotografia è poi quello economico. E qui mi riferisco alla domanda dalle 100 pistole in cui basta semplicemente domandarsi: “si paga o si viene pagati?”.

Altro esempio pratico. Mettiamo il caso di un’aspirante modella/influencer che voglia rinnovare/ampliare il suo book professionale con delle foto in intimo e che per far questo – a meno che non decida  di arrangiarsi da sè allestendo un set in casa propria – scelga di affidarsi ad un fotografo professionista. Ecco il boudoir!

Stessa foto e stessa inquadratura, ma questa volta la modella si chiama Emily Ratajkowski che, a differenza di quella meno conosciuta di prima che ha pagato un’agenzia/fotografa, viene naturalmente pagata, oppure adeguatamente ricompensata con un vertiginoso incremento di seguaci sulla propria pagina instagram, toh ecco il glamour! Se  invece della foto in intimo, la modella desidera farci conosere come funziona il suo nuovo rimmel/rossetto sul suo viso ecco il beauty. Infine quando un servizio nasce per finire su Vogue, ecco la foto fashion!

Più in generale in un servizio di moda professionale è sempre il committente (agenzia o maison) a pagare modelle, fotografi e tutto l’entourage che sta dietro a un servizio. Quando avviene il contrario, siamo decisamente da un’altra parte, altro genere…

Generi della fashion photography

Il nostro viaggio intorno ai tipi di moda, in fotografia, non sarebbe però completo se, dopo una suddivisione per stili non facessimo anche un’ulteriore suddivisione per generi e tipologie.

Quando parliamo del mondo fashion, parliamo infatti di un’industria così estesa, che questa non riguarda solo il prodotto finito – il famoso servizio di copertina – ma anche tutti i vari settori che alimentano l’indotto e che naturalmente fanno ampio uso della fotografia in una forma o nell’altra.

Vale anche qui quanto detto prima a proposito della destinazione finale (e-commerce, pubblicità, riviste, social media e altro) per cui i vari tipi creativi di fotografia di moda poossno diversificarsi ulteriormente anche in base al cliente target, alle competenze e al budget. Vediamo solo i più importanti.

Fotografia di alta moda

Conosciuto come il più avanguardista tra tutti i generi, la fotografia di alta moda non riguarda solo vendere o pubblicizzare vestiti e/o accessori sulle più note riviste del settore, ma piuttosto trasmettere la “visione” del marchio/casa di moda.

Il cielo è il limite con questo genere, poiché il realismo viene sostituito da una creatività illimitata. Come illimitati sono i budget per i fotografi e le loro troupe messi al servizio di top model o celebrità famose, le cui personalità aggiungono fascino e sapore alle immagini.

Look esagerati o elegantemente sobri ed immagini in grado di evocare potenti emozioni. Inutile dire che qui l’impatto visivo è fondamentale, visto che lo scopo qui non è solo vendere, ma anche lasciare gli spettatori senza fiato…

Fotografia da passerella (Runway/Catwalk Fashion Photography)

Altro settore strettamente (ma non necessariamente) connesso alla fotografia d’alta moda è poi la fotografia di moda da passerella (Runway Fashion Photography) o Catwalk Fashion Photography (così chiamata per il modo attento e delicato con cui le modelle sfilano, che ricorda quello dei felini, poiché le passerelle originali, nel 1880, si tenevano sulle navi e nel backstage dei teatri, dove i gatti amavano transitare).

Dal momento che la fotografia in passerella può includere di tutto, dalle immagini delle ultime collezioni presentate dai fashion designer con le foto degli abiti a figura intera, fino agli scatti dettagliati degli accessori, il fotografo di sfilate che si trovi nella “fossa” (termine che si riferisce alla piattaforma riservata a media e professionisti del settore), o piuttosto nel backstage, oltre ad avere un approccio quasi documentaristico, deve essere flessibile per catturare le migliori foto in qualsiasi condizione (sia al chiuso che all’aperto), in quanto una sfilata è sempre uno spettacolo frenetico in cui il tempismo nello scatto diventa ancora più importante.

Fotografia di moda editoriale

Qui non si tratta solo di fotografia di moda pensata e realizzata (come suggerisce anche il nome), per finire in libri e riviste di moda e fotografia, ma di scatti (in genere da 6 a 8) che siano soprattutto in grado di raccontare o rielaborare una storia, rappresentare una tendenza, condividere un messaggio o sensibilizzare le persone su un determinato argomento/problema.

Di solito (ma non sempre), la fotografia di moda editoriale può servire per accompagnare un articolo, ma anche in presenza di un testo o piuttosto in sua assenza, ogni immagine dovrà sempre essere in grado di raccontare un tema in modo autoesplicativo e accattivante.

Alcuni degli esempi di editoriali moda più celebri in questo senso, possono essere molti degli scatti della fotografa americana Annie Leibovitz (mostro sacro del ritratto fotografico e non solo), presenti in libri tematici come Wonderland, che contiene vere e proprie rielaborazioni visive di grandi opere letterarie: come quello dedicato ad Alice nel Paese delle Meraviglie, dove la modella Natalia Vodianova posa nei panni della protagonista, schiacciata nella casa del Bianconiglio come nelle illustrazioni di John Tenniel per il libro di Carroll; o la storia ispirata a Il meraviglioso Mago di Oz, che vede l’attrice Keira Knightley impersonare la piccola Dorothy Gale. O ancora nelle tante storie fotografiche della linea Disney Dream Portaits interpretati da personaggi altrettanto famosi per la campagna “Year of a Million Dream”.

I servizi fotografici di questo tipo si svolgono spesso sul posto piuttosto che in uno studio e l’atmosfera può variare notevolmente da un set all’altro. Qui, tutto viene deciso prima, c’è sempre una trama dietro ogni ripresa. Trucco, macchina e attrezzatura fotografica, e una posizione ad ovvio vantaggio di fotografo hanno comunque sempre come unico obiettivo raccontare una storia.

Fotografia di Moda di Strada (Street Style Photography)

La fotografia di moda di strada o urbana, nota anche come Street Style Photography, è uno stile di fotografia di moda in cui persone normali vengono fotografate per strada con i loro vestiti per mostrare come uno stile/tendenza viene “vissuto” nel mondo reale.

Possiamo considerarla l’esatto opposto della fotografia di alta moda. A differenza dell’alta moda, la moda di strada ha un aspetto più “quotidiano”: camicie, jeans, felpe con cappuccio e altri articoli di moda che le persone amano indossare nelle aree urbane. Naturalmente, non significa che una normale t-shirt e un paio di jeans facciano la moda di strada, poichè questa include anche la moda alternativa o abiti e completi casual che enfatizzano l’eleganza senza sacrificare la comodità.

All’inizio del millennio, prima dei social, molti fashion blogger poi diventati famosi come Scott Schuman di The Sartorialist e Daniel Bruno Grandl o per rimanere in casa nostra, Chiara Ferragni di The Blonde Salad, hanno iniziato proprio così, fotografando per strada i guardaroba – oggi si direbbe l’outfit del giorno – di persone normali. La loro attenzione non era però solo rivolta su ciò che indossavano, ma anche su come veniva vissuto ciò che indossavano. Ecco perché le foto di street style spesso assomigliano a ritratti normali o agli scatti dei paparazzi, visto che agli scatti posati, molti fotografi preferiscono scattare le foto ai loro soggetti nel momento in cui accadono.

Non è un caso che la fotografia di moda di strada abbia molto in comune con la street photography, di cui può essere considerata un sottogenere. Si tratta in fondo di fotografare le persone per strada con l’obiettivo di mostrare/documentare il loro senso individuale dello stile.

Ciò che lo rende diverso dagli altri tipi di fotografia di moda è proprio il suo senso di spontaneità. In situazioni normali, i fotografi di street style non pianificano le loro riprese in anticipo, cercando invece per strada persone a cui chiedere il permesso di una foto o alle quali “rubare” uno scatto, come avviene per esempio per molte celebrità paparazzate nella loro vita quotidiana oppure dentro e fuori gli eventi di gala.

Dato che la moda di strada attinge da una varietà di ispirazioni, non sorprende infine quando finisce nei cataloghi o anche negli editoriali di riviste importanti come Vogue o altre che includano una sezione di street style nelle loro pubblicazioni. È un tipo di fotografia che piace perché è democratica: anche se si è persone normali, tutti hanno la possibilità di essere fotografati (o di finire su una rivista) se si indossa un bel vestito.

Fotografia di moda da catalogo

La fotografia di catalogo o catalogue photography è un tipo di fotografia di moda che, ovviamente sotto forma di catalogo, mostra vestiti e articoli di moda indossati da un/a modello/a in modo chiaro e accattivante in modo che gli acquirenti possano avere un’idea di come appaiono e si adattano prima dell’acquisto.

È uno dei tipi più semplici di fotografia di moda in quanto si tratta di essere neutrali e diretti con il pubblico. Sono le fotografie che vediamo negli estore dei più noti marchi di moda fast quali possono essere Zara, Zalando, H&M e altri che vogliano presentare e naturalmente vendere online il prodotto di moda ai loro clienti. In parole semplici, è fotografia del prodotto (still life) con l’unica differenza che c’è la modella nell’inquadratura.

Il servizio fotografico di catalogo viene solitamente eseguito in uno studio con uno sfondo neutro (per lo più grigio o bianco), con accessori e oggetti di scena minimi nell’inquadratura. L’illuminazione è mantenuta naturale al fine di garantire la precisione del colore del prodotto di moda.

Qui la modello di solito è in piedi e al naturale, il che consente ai clienti di guardare il prodotto e non essere distratti da alcun movimento. A volte, al fine di mostrare alcune parti o dettagli del prodotto come tasche, cerniere, cinture, ecc. una modella può coprire più pose in modo che i clienti possano farsi un’idea migliore prima di un acquisto. Tuttavia, l’attenzione rimane sulla presentazione del prodotto di moda.

Lookbook

E parlando di fotografia di catalogo impossibile non fare accenno ad un genere emerso negli ultimi anni sotto il nome di lookbook o fashion lookbook photography.

Ben prima della moda il termine è stato reso popolare ad inizio millennio dai fashion blogger, che lo utilizzavano nei loro blog come forma di diario personale in cui inserire le proprie collaborazioni o una collezione di capi e accessori da presentare ai propri lettori.

Ben presto, con l’affermarsi dei social, il “nuovo formato”, iniziò ad avere un certo successo soprattutto su Instagram, costringendo così le riviste di moda e le stesse maison ad adeguare, anche graficamente, i propri contenuti a quelli ora presenti nei nuovi lookbook online.

E da lì si è passati rapidamente ai lookbook in forma cartacea o da scaricare in formato elettronico (solitamente PDF), creati dalle case di moda, ma più in generale da aziende che producono abbigliamento, scarpe, accessori e tutto ciò che ruota intorno al fashion, che presentati attraverso un proprio lookbook aziendale, diventava un ben più immediato strumento di marketing.

I più noti designer presentano ormai le loro ultime collezioni ai potenziali acquirenti in un lookbook. È simile alla fotografia di catalogo, tranne per il fatto che gli scatti sono tutti collegati da un concetto per vendere l’intera collezione, non solo un prodotto. 

Un lookbook è un modo per mostrare alla gente diversi modi di indossare i vestiti. Invece di un semplice sfondo, spesso presenta un luogo autentico. Questo permette alle persone di immaginare come sarebbero in situazioni quotidiane.

L’infusione dello stile di vita con la moda rende anche i lookbook simili agli editoriali. Ma la differenza tra un lookbook e un editoriale è che un lookbook non comporta una storia. Mostra outfit molto simili agli scatti di un catalogo.

Naturalmente, un lookbook non serve solo a vendere vestiti. Le persone lo usano anche per presentare il loro lavoro come modello o fotografo. Invece di mostrare un look come un tipico portfolio, mostra diversi stili di un outfit.

Fotografia dei Prodotti di Moda (Still Life Fashion Photography)

Abbiamo visto finora come l’aspetto comune a tutti i generi di fashion photography presi in esame, sia quello commerciale. Il fotografo può metterci tutta la creatività di questo mondo, il suo tocco artistico, ma… diciamocela tutta, la moda e la fotografia ad essa collegata nasce per vendere.

Questo risulta ancora più evidente nel caso della fotografia del prodotto di moda (o fashion still life photography) che tra tutte le tipologie di fashion è, per definizione, sicuramente quella più commerciale.

A differenza della fotografia di catalogo e dei lookbook (che li utilizza entambi), qui il soggetto che indossa il vestito (nel caso di abbigliamento) non viene mai inquadrato, venendo al più posato su un manichino, ma nella maggior parte dei casi si tratta di foto che vogliono far risaltare il prodotto di moda o alcune sue caratteristiche, con inquadrature più ravvinate dei dettagli.

Le troviamo negli ecommerce più famosi, come nei depliant o nelle riviste. Che si tratti di capi di abbigliamento o di accessori quali borse, gioielli e profumi, valgono tutti gli accorgimenti adottati nella più come fotografia di still life; dall’illuminazione all’inquadratura dell’oggetto, tutto è finalizzato alla migliore presentazione (e commercializzazione) del prodotto.

Considerazioni finali

Siamo così arrivati alla fine di questo lungo articolo, con cui spero di essere riuscita a fornire tutte le coordinate necessarie per orientarsi tra i vari stili e generi della fotografia di moda. Se invece sono riuscita nell’impresa di confordervi ancora di più le idee, beh, niente paura, sappiate che è così anche per molti fotografi ed è evidente quando affermano che una foto è moda quando in realtà è qualcos’altro…

Ci sono molte volte in cui la separazione dei generi fotografici manca di definizione, poi ci sono momenti in cui è la stessa società in cui viviamo, che naturalmente continua ad evolversi, a definire quale possa essere la separazione dei generi. Nessuno ci vieta in ogni caso di chiamarla come preferiamo. In definitiva, è pur sempre fotografia.

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Mi chiamo Manuela Faccì, blogger e fotografa freelance specializzata in foto di spettacolo ed eventi dal vivo a Reggio Calabria e provincia. I libri e la lettura sono invece la mia seconda passione che, da un po’, mi diletto ad esercitare su Librangolo, il blog in cui mi occupo di recensioni e notizie letterarie.
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6 Commenti
  1. Vincenzo Tropepe

    Come al solito i tuoi articoli sono intensi e molto interessanti. La fotografia di moda è un ramo di questa meravigliosa arte molto particolare, c’è bisogno di ragionare, studiare, comporre ed infine creare, come del resto in altri ambiti. Se poi giochiamo il tasto “Glam” la cosa si fa ancora più interessante e tu Manú in questo sei grande, non è da tutti cogliere certe sfumature. Mi sarebbe piaciuto specializzarmi in questo settore ma, ahimè, oggi preferisco strimpellare le sei corde. Complimenti Manuela sei molto brava e si nota che in ciò che fai ci metti tutta la passione. Brava.

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    • Manuela Facci

      Ciao Enzo, è sempre un enorme piacere leggere i tuoi commenti. Conosci molto bene questo mondo, anche se ormai da tempo e come dici tu, sei più di casa tra le 7 note! E per un’amante della buona musica come me, non può che rendermi felice che, seppur in altro settore, tu sia rimasto in quello artistico e che riconosce sempre la passione con cui vengono fatte delle cose che, per quel che riguarda il mio pensiero, è anche quella che sai mettere tu in tutto ciò che fai e dici!

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  2. Peppe

    Articolo di approfondimento di stili e generi fotografici molto esaustivo ed eruditivo, molto utile a chi volesse avvicinarsi o semplicemente curiosare sul mondo fotografico…
    Oltre a fare belle foto, dimostri grande competenza anche sulla storia della fotografia, complimenti Manu…

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    • Manuela Facci

      Grazie di cuore Peppe e continua a seguire questo spazio del blog che si avvalorerà presto di nuovi articoli, che mi fa piacere incontrino così tanto il tuo apprezzamento.

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  3. Mario

    Fare foto è di moda adesso; mi è piaciuto leggere le definizioni che contraddistinguono i vari stili. Nel pentolone di internet ,questi articoli di Manuela fungono da dosatore e filtro. Rispetto molto questo lavoro di riordino. Articoli che dovrebbero leggere tutti i neo fotografi come me e non solo. Un piccolo manuale di istruzioni preliminari. Stima e affetto per Manuela. Grazie

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    • Manuela Facci

      Grazie a te per questo interesse così vivo e attento, Mario! In effetti, chiunque può dire di amare (e fare) fotografia, ma in pochi si mettono poi realmente a studiarne origini, sviluppi ed evoluzioni, queste ultime molto importanti per capire come e perchè è giusto stare un pò al passo coi tempi, pur non dovendosi far troppo contaminare, nel proprio stile, da ciò che va “per la maggiore”, se hai capito cosa intendo. Continua a seguirmi Mario, presto potrai leggere altro! Buona luce!

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