Cos’è, a cosa serve, come funziona la fotografia di still life.

Prosegue il nostro viaggio tra i vari generi fotografici. Dopo aver già approfondito, nei precedenti articoli, alcuni degli ambiti più tradizionali della fotografia (spettacolo, paesaggio, ritratto), è il momento di affrontare un genere del tutto nuovo (anche per la sottoscritta): la fotografia di oggetti, oggi meglio conosciuta come fotografia di still life.

Un “nuovo” genere fotografico

Ciò che mi piace di alcuni ambiti artistici è la loro versatilità, l’essere tante cose in uno o una cosa sola declinabile in mille altri modi. Penso alla musica, con i suoi vari registri e canali sonori, o alla moda, che crea stili grazie ai colori, i tessuti e l’alternarsi di stagioni; o alla cucina, con le infinite combinazioni degli ingredienti e i popoli che “ad ognuno la sua”. Poteva essere da meno, un campo come la fotografia?

Attraverso questo sito (e questo blog), ho cercato di offrire, nel mio piccolo, un ventaglio di generi fotografici piuttosto vario, da quello che occupa la porzione più grande, la fotografia di spettacolo in generale, ai paesaggi e ritratti, che sono stati oggetto dei precedenti articoli, anche attraverso le gallery a loro dedicate.

A questi si è da poco aggiunto un nuovo genere che mi fa uscire dalla mia “comfort zone” riguardante palchi di teatri o concerti, per darmi la possibilità di liberare in un modo nuovo – e spero riuscito! – la creatività. E niente fa rima con creatività e fantasia oggi come la fotografia commerciale, genere in cui si inserisce, a pieno titolo, la fotografia di still life, di cui mi occuperò più diffusamente in questo articolo e che, come vedremo, comprende a sua volta anche una parte a cui è spesso legata, la fotografia di cibi e bevande o food photography.

Un genere molto stimolante, soprattutto se, come me, si è agli inizi, ma anche tra i più difficili che ci siano, perché non basta tenere conto della pulizia della luce e della cura compositiva, ma è importante anche non trascurare un buon legame tra professionalità ed un pizzico di estro, laddove la situazione lo richieda.

Realizzando alcuni scatti d’esempio di questo genere – che da oggi potete trovare nella gallery dedicata alla still life (cliccando sull’immagine più in basso o andando alla categoria “commerciale” del mio portfolio) – ho cercato di unire tutti questi aspetti, maturando un’esperienza che ha allenato ancor di più la pazienza richiesta sempre quando si scatta, ma anche solleticato il divertimento e la voglia di migliorare ancora, soprattutto quando si sa di aver ancora molto da imparare, partendo proprio dalle basi…

Still Life: origini del genere

Lo still life ha origini nella cultura della Roma antica e la sua diffusione deriva dalla pittura. È conosciuto anche con il nome di “natura morta”, per via della predilezione di molti artisti nel raffigurare elementi naturali come cesti di frutta, fiori o verdure. La nascita di questo genere pittorico potrebbe risalire intorno al 1596, quando Caravaggio dipinse un cesto di frutta, manifestando per primo l’interesse verso gli oggetti inanimati, considerati via via sempre più centrali all’interno delle opere d’arte.

Circa cinquanta anni dopo, parallelamente alle esperienze dello stesso tipo condotte dai pittori fiamminghi, nasce il termine stilleven, che conoscerà una simile traduzione con il tedesco stilleben e l’inglese still life (letteralmente “vita ferma”), per indicare il carattere statico, fermo degli oggetti rappresentati, contrapponendolo alla dinamicità della figura umana.

La traduzione francese nature inaniméè e quella italiana derivano da un giudizio negativo circa la marginalità del tema rispetto alla pittura religiosa e storica, oltre alla maggiore facilità da parte dell’artista nel riprodurre oggetti inanimati. A causa di queste valutazioni riduttive, lo still life diventa un genere praticato principalmente da pittori minori, i quali però trovarono fortuna presso la borghesia del XIX secolo, una classe scarsamente colta e più sensibile all’ aspetto ornamentale dell’arte che non alla sua essenza espressiva.

In quegli anni nasceva la fotografia, che per via dei limiti iniziali, si trovò a dover privilegiare i soggetti inanimati offerti dal gusto estetico del momento e che erano lì immobili prestandosi ad essere studiati, manipolati e interpretati: la natura morta diventa la materia principale di esercizio accademico, dando vita ad un’iconografia ricchissima.

Cos’è lo still Life

Lo still life ritrae oggetti disposti sulla scena da noi o da qualcun altro. La gamma di possibili oggetti che possono rientrare in questa categoria è enorme e comprende: cibo, oggetti di uso quotidiano, giocattoli ed elementi naturali ritratti nell’ambiente esterno o portati in studio.

Come vada composto uno still life dipende soprattutto dal numero di elementi presenti. Quando l’elemento è uno solo è facile: dobbiamo semplicemente decidere quanto grande vogliamo che appaia nell’inquadratura e in che modo si relazioni con lo sfondo. Quando gli elementi sono diversi la situazione è un po’ più complicata: dobbiamo decidere in che modo ogni oggetto si relaziona con gli altri, che dimensioni deve avere ciascun elemento nell’inquadratura, se sia necessario lasciare uno spazio tra l’uno e l’altro o sovrapporli e infine, se l’illuminazione debba far emergere uno o più elementi sugli altri.

Anche il modo in cui illuminiamo la scena dipende dal soggetto/i: nella maggior parte dei casi è meglio un’illuminazione morbida e uniforme, sebbene vada mantenuto il senso della forma giocando con le ombre. Se vogliamo realizzare un effetto di chiaroscuro in grado di creare la giusta atmosfera e aggiungere un senso di mistero all’immagine, possiamo anche ricorrere a un’illuminazione più dura.

CHIAROSCURO

Chiaroscuro: Procedimento pittorico, che tende, indipendentemente dal colore, attraverso variazioni di chiari e di scuri, a riprodurre l’effetto risultante nella realtà dalla diversa posizione delle varie parti di un corpo rispetto alla sorgente luminosa che lo investe, descrivendo le particolarità della sua forma e accentuandone il rilievo. L’artista olandese Rembrandt era famoso per la sua abilità in questa tecnica.

Accessori vari e attrezzatura utile per la fotografia di still life

Ci sono diversi strumenti che possono rendere la macrofotografia o lo still life, più semplice e divertente. Alcuni si trovano facilmente o possono essere realizzati a partire da comuni oggetti domestici; altri sono professionali e di conseguenza potrebbero essere piuttosto costosi.

Tra gli espedienti comuni troviamo la torcia elettrica, utile in condizione di luce scarsa, lo specchietto per il trucco: ottimi riflettori, utili per far rimbalzare la luce sotto oggetti particolarmente piccoli (un esempio, in questa mia foto in cui ho posizionato l’oggetto in vetro al centro della superficie riflettente, scegliendo uno sfondo di cui ho accentuato i contorni scuri in post produzione).

Glass Camera
Lunghezza Focale: 50 mm – ISO: 200 – Apertura: F/5.6 – Tempo di esposizione: 1/50

Pennelli: utili per togliere gli strati sottili di polvere dai soggetti prima di fotografarli, e usati di solito per pulire i sensori. Morsetti e spilli, utili per tenere fermi i soggetti o fissare l’attrezzatura (riflettori o sfondi mobili)

Obiettivi: Circa l’attrezzatura utile a creare buone immagini di still life, potrei aprire un’ampia pagina, ma ciò che è indispensabile sapere è che tra le focali fisse e zoom, per questa tipologia di scatti, sarebbe sempre meglio usare un obiettivo macro a focale fissa. Ciò significa che dovremmo faticare di più per ottenere un’inquadratura piacevole, ma il vantaggio è che in genere questi obiettivi, hanno un’apertura massima di diaframma estremamente ampia (detta in parole più semplici, abbiamo più possibilità di staccare il soggetto dallo sfondo rendendolo più nitido rispetto a tutto ciò che c’è intorno).

Uno degli effetti più ricercati, quando si fa macro o still life è quello del “bokeh”, parola giapponese che indica la qualità estetica delle aree sfocate dell’immagine. Un obiettivo può avere un bokeh “buono” o “cattivo”. Nel primo caso le aree fuori fuoco risultano omogenee e cremose e i bagliori appaiono rotondi e dai contorni morbidi. Nel secondo, si hanno zone sfocate irregolari e i bagliori sono asimmetrici con contorni duri.

Qui di seguito, un mio scatto ad uno dei soggetti più “corteggiati” per evidenziare al massimo questo tipo di tecnica: i fiori.

Tecniche di base e illuminazione

Nello still life, così come nella macrofotografia in generale, ci si può spesso trovare a dover risolvere alcuni problemi prima di riuscire a creare una bella immagine. Molti di questi problemi sono puramente pratici e frequenti: una volta affrontati con regolarità, fotograferemo i nostri soggetti/oggetti in maniera più efficiente e gratificante e avremo meno scatti sprecati.

Questo è più facilmente attuabile, se abbiamo già una conoscenza delle varianti tecniche forniteci dalla nostra fotocamera, che ci fa intuire immediatamente o solo dopo poche prove e a seconda della scena in questione, qual è la modalità di esposizione corretta e il giusto incastro tra i due controlli concreti che ci permettono di variare la quantità di luce che arriva al sensore: il tempo di esposizione e l’apertura del diaframma. Un terzo controllo, l’ISO, definisce la quantità di luce richiesta inizialmente per creare l’immagine.

Calibrare bene questi tecnicismi basilari però non è sufficiente ad ottenere un buon risultato se non si cura in modo corretto anche l’illuminazione, come detto in apertura, perché ne determina l’appeal estetico ed emotivo. Non è essenziale avere necessariamente delle luci da studio, vanno bene anche delle semplici fonti di luce fissa, come quelli in dotazione dei più basici light box che si trovano oggi in commercio, pratici e facilmente montabili.

light-box-still-life

Anche la direzione che diamo all’illuminazione gioca un ruolo importantissimo per far risaltare al meglio uno scatto di still life e gli stili di base più comuni sono essenzialmente tre: quella frontale, che illumina i soggetti in maniera uniforme e rendendo la misurazione esposimetrica estremamente semplice, anche se forse un tantino piatta, va detto. Quella laterale, visivamente più interessante, perché soprattutto se la luce è dura e il contrasto è alto, le ombre mettono in risalto forme e texture del soggetto, conferendogli tridimensionalità. E il controluce, quando la sorgente luminosa è davanti alla fotocamera. Questo tipo di illuminazione aumenta il contrasto e può far sì che il soggetto si stagli in modo tale da creare le famose le famose “silhouette”.

Una menzione la merita anche l’utilizzo del flash, che può essere all’occorrenza, un fedele alleato, sia per quanto riguarda still life creata a casa o in studio, sia per le foto in esterna, per dare maggiore risalto o sperimentare giochi di luce, quando la situazione climatica in cui ci troviamo, non ci soddisfa a sufficienza.

Foto still life: soggetti e sfondo

Un altro elemento da controllare alla perfezione per questo genere di fotografia è lo sfondo che utilizziamo per le nostre composizioni. Anche in questo caso la tipologia ideale varierà in base al messaggio che vorremo trasmettere attraverso i nostri scatti.

Generalmente quando si vuole dare importanza al solo soggetto viene usato uno sfondo omogeneo che non catturi l’attenzione dello spettatore.

Un caso emblematico di questa tecnica sono le fotografie con sfondo bianco che si vedono spesso sulle riviste o alla tv, dove il soggetto sembra galleggiare nel nulla. Per riprodurre questo effetto vengono spesso usati degli strumenti accessori chiamati softbox.

Un esempio di fotografia commerciale, è raffigurato in questo mio scatto in cui l’occhio è catturato immediatamente dall’oggetto che domina la scena ed è illuminato in modo tale da renderne visibili le principali caratteristiche.

Quando invece esiste una relazione tra lo sfondo e il soggetto, si può usare un fondale fotografico non omogeneo che rinforzi il messaggio delle nostre immagini dando un contesto alla scena. Questa tecnica viene spesso usata nella food photography, dove i piatti vengono fotografati in diverse ambientazioni come per esempio una cucina o una tavola imbandita.

Food Photography

In una vecchia barzelletta, un cuoco si rivolge ad un fotografo: “Le tue foto sono bellissime, la tua fotocamera deve essere di altissima qualità!” E il fotografo gli risponde “Anche tu cucini benissimo, di sicuro avrai una batteria di pentole impressionante”. Proprio come un cuoco è in grado di creare piatti eccezionali indipendentemente dal tipo di pentole, padelle e coltelli che utilizza, un fotografo può realizzare immagini bellissime utilizzando un cellulare, una fotocamera reflex o qualsiasi altro dispositivo.

Ma allora: cosa rende una foto di cibo veramente eccezionale? Se osserviamo le immagini dei fotografi più famosi, noteremo che nella maggior parte dei casi, il loro lavoro sfrutta al meglio alcuni degli elementi di cui ho parlato nei paragrafi precedenti: utilizzo intenzionale di nitidezza e sfocato, effetti di luce (direzione, contrasti tra luci e ombre, tipo e colore della luce), le tipologie di superficie fotografate (la texture), elementi scenici come piatti, posate, sfondi. La scelta della posizione del nostro/i soggetto all’interno dell’inquadratura ecc.

Ecco perchè, la food photography, è parente stretta dello still life, metodi e trucchi, sono molto simili. Anche per questo genere, ho deciso di realizzare alcuni scatti che, vi confesso, non vedo l’ora di mostrarvi, non solo perchè ogni lavoro che richiede tempo e dedizione, lo riteniamo particolarmente prezioso, ma perchè è innegabile la voglia di voler condividere e raccogliere pareri, su cosa piace e su cosa potrebbe essere fatto meglio e se a qualcuno di voi, osservandole verrà voglia di mangiare o ancor meglio, di cucinare, avrò raggiunto il mio scopo!

Come per le foto di still life, anche qui potete trovare alcuni esempi dei piatti che ho fotografato (e naturalmente mangiato!) nella gallery dedicata alla food photography.

Conclusioni

Arrivati a questo punto, sembra chiaro che mai come in questo ambito, la parola chiave è dettaglio. Avere cura di ogni aspetto, per poi (forse!) arrivare ad un buon risultato finale, per il quale bisognerebbe sperimentare il più possibile, perché il limite a volte, è solo nella fantasia del fotografo.

Esercitarsi un po’ nella fotografia di still life, dove c’è maggiore possibilità di esplorazione e sperimentazione rispetto ad altre, può aiutare chi fotografa ad acquisire abilità che, se ben assimilate possono utilmente essere applicate in modo istintivo o automatico in quelle fugaci opportunità che il lavoro abituale ci riserva.

Oggi, nell’era tecnologica, e in social quali Pinterest e Instagram, siamo circondati quasi di continuo da immagini fotografiche, per cui se vogliamo che le nostre si distinguano fra le tante, siamo costretti a cercare di essere in qualche modo originali, pressione questa che è risentita moltissimo dai fotografi, col risultato di correre il rischio di volersi distinguere a tutti i costi, quando non sempre l’inconsueto di per sé, è il motivo di successo di un’immagine.

Del resto finiamo comunque per lasciare la nostra impronta sulle immagini man mano che sviluppiamo la nostra visione e il nostro stile che le rendono uniche, facendo leva sulla nostra capacità di sviluppare la concentrazione su ciò che stiamo facendo, prendendoci il tempo necessario per “perderci” nel nostro lavoro, come suggerisce una bella frase del fotografo statunitense David Alan Harvey quando dice:

Non fotografare le cose come appaiono, fotografale come le senti

Che si unisce ad un altro concetto che faccio molto mio. Quello di non cadere nel tranello di pensare che si ha sempre bisogno dell’ultimo modello per scattare grandi foto, perché non si può comprare il modo di migliorare le nostre immagini.

Ciò che è più importante è comprendere le basi dell’esposizione, della messa a fuoco, dell’illuminazione e della composizione e queste sono tutte cose che si possono imparare con gli strumenti più semplici e che ho cercato di affrontare in grandi linee in questo articolo, che spero abbiate trovato interessante e di cui sarei curiosa di leggere i vostri commenti, sia che abbiate esperienza diretta con questo tipo di scatti, sia da semplici amatori di tutto ciò che spinge non solo il dito su una fotocamera, ma che muove la mente, costruendo laddove possibile, qualcosa in più!

Intanto grazie a quanti hanno avuto la pazienza di seguirmi fin qui e buona fotografia!

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Mi chiamo Manuela Faccì, blogger e fotografa freelance specializzata in foto di spettacolo ed eventi dal vivo a Reggio Calabria e provincia. I libri e la lettura sono invece la mia seconda passione che, da un po’, mi diletto ad esercitare su Librangolo, il blog in cui mi occupo di recensioni e notizie letterarie.

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19 Commenti

  1. Diane Jacqueline Maffi

    Che bel articolo Manu! Molto interessante e istruttivo. Certo…., la fotografia è il regno del dettaglio. Un po’ come la parola chiave in un testo letterario o un aroma particolare per una creazione culinaria.
    Bisogna saperne esaltare il significato per rendere
    l’opera unica. 😊

    Rispondi
    • Manuela Facci

      Hai centrato il concetto Diane, in nessun campo artistico le cose sono lasciate al caso, ma è tutto un meraviglioso mix di fattori che si amalgamano insieme. Questo articolo ha avuto il pregio di essere si, a suo modo istruttivo, ma ha anche lasciato spazio a tanti esperimenti divertenti e che hanno insegnato tante cose nuove anche e me.

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  2. Joseph

    Ciao Manuela, come sempre l’arte e il buongusto tu riesci sempre a farli andare a braccetto. Ottima scelta innovativa. Complimenti e… che dire: Brava!

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    • Manuela Facci

      Grazie mille Joseph per il tuo entusiasmo e felice ti sia piaciuto questo nuovo contenuto fotografico!

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  3. Roberta

    Bellissimo articolo Manu.
    Molto originale.
    Proponi articoli e contenuti molto interessanti.
    Complimenti.

    Rispondi
    • Manuela Facci

      Grazie mille Roberta, sono contenta ti sia piaciuto e che apprezzi la versatilità di quanto proposto fin’ora.

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  4. Luca

    Complimenti per questo nuovo articolo, stavolta più tecnico (diversamente non poteva essere, visto il tema), che offre comunque tanti spunti di riflessione verso una tipologia di fotografia che esplora il mondo dei dettagli e l’arte di saper veicolare l’occhio in maniera molto più incisiva rispetto ad altri tipi di scatti. Da amante del genere macro, mi attira molto lo still life, è come tuffarsi in un micro mondo a sua volta fatto di una universalità unica, dove man mano che ci si spinge con la messa a fuoco, si aprono nuove finestre e nuovi “paesaggi”, metallici, di plastica, organici, nature morte se guardate da lontano, reticoli ordinati di materia se ingranditi opportunamente, frattali come campi sconfinati nei quali far perdere lo sguardo…

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    • Manuela Facci

      Ciao Luca, è proprio così, lo still life è un micro/macro mondo…Quando sembra che un’idea non sia quella giusta o che un’illuminazione non renda giustizia al soggetto/oggetto che si ha in mente, diventa un lavoro nel lavoro, quello di provare ad ottenere uno scatto il più vicino possibile a come si vorrebbe fosse, e in tutto questo, alcuni passaggi tecnici sono d’obbligo, per questo l’articolo non poteva non citarne un paio. Sono contenta tu l’abbia trovato interessante e che il tuo sguardo si sia “perso” grazie a questi scatti.

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  5. Vanessa Angotti

    Complimenti, il tema è all’avanguardia. Anche fotografare è un’arte….e una buona fotografa lascia il segno anche quando si concentra su oggetti fermi sulla scena.
    Complimenti anche per l’articolo, bravissima!

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    • Manuela Facci

      Grazie mille Vanessa, sono felice tu abbia apprezzato il mio lavoro. In effetti tra soggetti mobili e statici, c’è molta differenza ma in fotografia, noto che è davvero tutto accomunato da almeno 3 fattori imprescindibili : curiosità, perseveranza e passione, da cui cerco di farmi sempre accompagnare.

      Rispondi
      • Vanessa Angotti

        E ti riesce molto bene. Complimenti veramente

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    • Mario

      Dopo aver letto le descrizioni citate da Manuela sui vari settori della fotografia bisogna riconoscere che lo still life come ultimo è la massima espressione dei precedenti. Un fotografo passa da cercare un’ inquadratura a crearla decidendo personalmente come, dove e quando posizionare gli oggetti. Affermò ciò per fare un grande complimento a Manuela che con estrema semplicità ha illustrato il cammino e lo sviluppo della fotografia nel tempo. Dico un’ ottima insegnante guidata certamente da molta passione in quel che fa. Grazie per lo spettacolo.

      Rispondi
      • Manuela Facci

        Ciao Mario, se è vero che ogni cosa ha il suo tempo, per me evidentemente vale anche per quanto riguarda la fotografia, perchè come scrivo nell’articolo dedicato allo still life, è davvero un genere a cui sto prendendo le misure da poco, forse perchè per realizzare alcune cose, come in altri ambiti un pò tecnici e particolari, serve qualcosa in più rispetto ad un buon occhio e una fotocamera. Sono contenta ti sia piaciuto questo “debutto”, a cui spero seguiranno nuovi miglioramenti, ai quali non dovremmo mai smettere di aspirare.

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  6. Antonella Valentini

    Sempre molto interessante scorrere questa pagina. Si imparano cose nuove, termini che non conoscevo, tecniche che ti fanno apprezzare ancor di più il significato artistico dell’ arte fotografica.

    Rispondi
    • Manuela Facci

      Grazie mille Antonella, mi fa molto piacere tu stia trovando, grazie agli articoli presenti sul sito, spunti interessanti per conoscere aspetti di un mondo che magari non è il tuo, ma che tanto ti appassiona, e che in questo caso, ha visto anche me in una sorta di approccio nuovo alle tematiche cui mi sono dedicata e che spero avrai “sfogliato” e apprezzato, nelle gallery fotografiche a loro dedicate.

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      • Gianluigi L

        Mamma mia che percorso, un gran bel lavoro intenso e pieno d’effetto.
        Complimenti come sempre Manu 😉
        Soprattutto per la scelta dei vari temi!

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        • Manuela Facci

          Hai detto bene Gianluigi, questi articoli sono un pò un percorso che cerco di fare in primis io stessa, attraverso i vari generi che della fotografia amo e conosco/scopro col tempo, per cui mi rende felice il tuo seguito e l’apprezzamento delle varietà qui proposte.

          Rispondi
      • Peppe

        Still Life… un termine che prima di questo articolo non mi diceva niente e che invece grazie alle tue spiegazioni ha riaperto qualche cassetto della memoria di studi fatti per tempo… quando allo studiare arte e dare spazio alla propria creatività era preferibile dedicarsi a qualcosa di più concreto…
        Questo genere, che evidentemente trae origine dal termine “natura morta” in pittura, è effettivamente il più difficile da realizzare in entrambi i campi. Come hai ben spiegato tu, non solo i mezzi e le condizioni sono sufficienti alla realizzazione del lavoro ma ci vuole anche una buona dose di creatività da parte di chi si cimenta in questo ambito… a tal proposito, accolto il tuo invito, ho visionato la sezione “commerciale” del sito di fotografia e devo dire che i tuoi scatti sono davvero belli, su tutti mi ha colpito “The shake and the apple” ,evidentemente creativo ed ispirato…
        Per quanto il genere richieda molta accuratezza nella preparazione per la realizzazione di un buon lavoro, penso che a volte anche uno scatto d’impatto possa ottenere un grande risultato, tutto a volte sta nella genialità di chi lo realizza.
        Manu, il tuo articolo è stato come sempre esaustivo, ti ammiro davvero perché evidentemente nel tuo lavoro dai spazio a nuovi generi e ciò denota con quanta passione lo fai, ti auguro buon lavoro e arrivederci al prossimo appuntamento…

        Rispondi
        • Manuela Facci

          Ciao Peppe, leggo con particolare piacere questo tuo commento, il soffermarti su quello che è un aspetto per me molto importante, quando lo si nota: cercare di parlare in modo semplice, (seppur a volte anche un pò tecnico, come nel caso di questo articolo), a chi ama la fotografia ma non ne conosce le varie declinazioni ed esperimenti creativi cui dà modo di cimentarsi. Ho fatto del mio meglio per rendere questi scatti originali e perchè no, anche divertenti. Felice della tua confermata stima, ringrazio te e il tempo che dedichi a ciò che faccio,

          Rispondi

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